Prefazione del Prof. Paolo Verducci

“La conoscenza dei materiali”, afferma Adalbert Stifter, “e del loro modo corretto di accostarli l’uno all’altro, è il primo requisito di ogni buon costruttore (Baumeister).

L’immaginazione più fertile a nulla serve se priva di tali conoscenze, ché solo da esse può nascere la fantasia costruttiva, peraltro sempre frenata, nella mente del maestro costruttore (Baumesiter), dalle implicazioni dei materiali che si intende impiegare.

La forma costruita (gebaute Form) nasce da leggi costanti ed è perciò sempre genuina e pura; a differenza dall’Architettura” (Arkitektur) che vive dei condizionamenti del tempo e della cultura, gebaute Form è in un certo senso senza tempo ed ovunque valida” 1.

Le affermazioni di Adalbert Stifter, contenute nel “famoso” libro di Paul Schimmetther La Forma costruita, variazione sul tema, rappresentano un’ottima “apertura” per costruire una riflessione sul testo scritto da Cristian Angeli.

“Ogni materiale”, afferma Loos, “possiede un linguaggio formale che gli appartiene e nessun materiale può avocare a sé le forme che corrispondono a un altro materiale.

Perché le forme si sono sviluppate a partire dalla possibilità di applicazione e dal processo costruttivo propri di ogni singolo materiale, si sono sviluppate con il materiale ed attraverso il materiale.

Da queste prime battute, si comprende subito come la difficoltà risieda proprio nel capire in anticipo le qualità del materiale, dei sistemi costruttivi e di come tali qualità possano variare attraverso le innumerevoli soluzioni architettonico/strutturali.

Questo libro invece (ecco un suo primo pregio) ci aiuta a comprendere la complessità di un sistema costruttivo che, sebbene parzialmente innovativo, lavora su strutture ‘massive’ e forme ‘chiuse’, in controtendenza ad un gusto di massa che sembra preferire pareti trasparenti, leggere e poco ‘impattanti’.

Infatti, anche ad un osservatore disattento, non può sfuggire come una della dominanti della ricerca architettonica contemporanea stia nella tendenza a realizzare strutture leggere, spesso costruite con materiali ed elementi tecnologici assemblati a secco.

Una tendenza che negli ultimi anni, complici le principali riviste di settore, si è rafforzata a svantaggio proprio delle strutture pesanti ed in particolare delle opere in calcestruzzo. Wolfang Bachman, direttore della celebre rivista tedesca “Baumeister”, ritiene che il calcestruzzo “…oltre ad essere invecchiato, si sia fatto una cattiva reputazione”.

L’autore ci propone quindi (ecco un secondo merito del testo), di estendere il campo di osservazione, inquadrando il tema non solo sul piano prestazionale e di efficienza strutturale, ma anche su quello economico e di completa gestione del cantiere, rivalutando e mettendo “in chiaro” le innumerevoli potenzialità delle strutture portanti a setti in calcestruzzo armato costruite con il metodo ICF.

Una riflessione che non solo ‘colma un vuoto’, ma che si propone come un vero manuale di riferimento per la ricostruzione di aree e zone dell’Italia centrale recentemente colpite dal terremoto.

L’obiettivo principale della pubblicazione, ribadito spesso dall’autore nelle pagine del libro, è quello di illustrare le potenzialità ed i vari sistemi a pareti portanti ICF presenti sul mercato mondiale, dal punto di vista produttivo, progettuale ed applicativo, fornendo le informazioni necessarie per capirne le reali potenzialità. 

Nel testo, infatti non ci si limita ad esporre solo gli aspetti ‘positivi’, ma si fa riferimento anche ad alcuni aspetti ‘negativi’, offrendo al lettore un ventaglio amplissimo di soluzioni tecniche alfine di accompagnare il ‘progettista’ in una scelta ragionata ed oggettiva.

In sintesi, i sistemi strutturali in elevazione realizzati a setti portanti con casseri in polistirene a perdere consentono il perseguimento di tre principali obiettivi:

1. la veloce costruzione di strutture residenziali (e non) basso costo e ad alta compatibilità ambientale;
2. la realizzazione di edifici e spazi altamente performanti dal punto di vista del comfort termo igrometrico, nonché dall’elevato isolamento acustico;
3. la sostanziale riduzione dei costi di manutenzione nella fase di gestione.

Un’ultima osservazione, ed un conseguente apprezzamento di questo studio riguarda la sua collocazione disciplinare, che è felicemente ambigua: è uno libro che riguarda certamente il mondo della committenza (pubblica e privata) e degli ingegneri strutturisti (ricco di riferimenti tecnico/normativi); è pure, alternativamente, un manuale che guarda al mondo dell’edilizia e dell’architettura (tecnologia) come testimonia la pubblicazione dei dettagli dei principali nodi costruttivi dei sistemi in ICF.

D’altra parte se vogliamo di affrontare il tema della sicurezza sostenibile in zona sismica non possiamo separare le questioni formali da quelle tipicamente tecnologiche e strutturali.

Paolo Verducci
Docente di progettazione architettonica all’Università degli Studi di Perugia
Direttore del master di secondo livello “Progettare Smart Cities”

Note
1. Stifter A., Della forma costruita e della sua ricchezza, in “La Forma costruita, variazione sul tema” di Schimmetther P., Electa editore, Milano 1984, p. 31